Il 10 Ottobre prossimo avrò il compito di moderare insieme ad Eugenio Santoro, già Presidente della Società Italiana di Chirurgia, la cerimonia di celebrazione in chiave storica del CENTENARIO di attività dalla sua fondazione della rivista Annali Italiani di Chirurgia. La cerimonia rappresenta il tema privilegiato del programma del VI Congresso del Collegio degli Storici della Chirurgia (10 Ottobre 2022), che avrà luogo a Roma presso il Cavalieri Waldorf Astoria (ex Hilton) nell'ambito del 124° Congresso della Società Italiana di Chirurgia (9-12 Ottobre 2022). Dopo aver collaborato per tanti anni con il prof. Giovanni Marcozzi, Redattore Capo di questa rivista, e poi avendone assunto nel 1987 il ruolo di Direttore, sono testimone della continuità editoriale della pubblicazione, e delle significative innovazioni introdotte a partire dal 1988. Nel 2022 è stata finalmente raggiunta la data dei 100 anni di attività della pubblicazione da quella della stampa del primo Fascicolo nel lontano 1922. Per gli uomini il sommarsi degli anni di vita si accompagna ad un progressivo accumulo di esperienze, e generalmente allo sviluppo di una visione equilibrata delle vicende umane, che viene definita saggezza. Questo non è però una costante, e nell'uomo centenario può manifestarsi invece una involuzione sia fisica che mentale, con diminuzione della memoria, segni di distacco dalla realtà, e diminuzione del senso critico. Si riconosce quindi su tali basi la saggezza e presenza di spirito critico dell'anziano dalla decadenza del vecchio. Per una rivista scientifica raggiungere i 100 anni di attività è segno indiscutibile di vitalità e di corretta gestione, ma non sempre equivale ad un miglioramento della qualità delle pubblicazioni e accrescimento del credito e dei consensi. Può infatti mostrare i segni di una sclerosi e immobilismo dei meccanismi editoriali, e distacco dalle esigenze moderne, mostrando segni di invecchiamento. Con tutta evidenza questo non è avvenuto per Annali Italiani di Chirurgia. Se si analizzano le caratteristiche della rivista all'atto della sua fondazione e si confrontano con quelle attuali, si constata che nel corso degli ultimi 35 anni la rivista si è rinnovata ed è addirittura ringiovanita, allineandosi alle moderne esigenze editoriali della letteratura scientifica del settore. Si è allineata alle caratteristiche formali e funzionali - peer review - delle più autorevoli riviste internazionali del settore, ha adottato stabilmente l'Inglese in quanto lingua internazionale della Scienza, si è duplicata con la fondazione di una Edizione Digitale di riconoscimento internazionale (ISSN), con libero accesso a tutti i contenuti dell'edizione a stampa dal 2000 - dunque una vera Biblioteca di libero accesso full text nel sito web www.annitalchir.com, dotata di motore di ricerca per titoli, Autori e argomento, e infine con l'istituzione di uno specifico settore di pubblicazione esclusivamente digitale - Epublish - dei singoli Casi Clinici, che costituisce ormai, a distanza di 12 anni, un vero Album a colori di una vastissima casistica di patologie chirurgiche particolari. Dunque la data del Centenario per Annali Italiani di Chirurgia corrisponde non ad un invecchiamento ma ad un vistoso ringiovanimento, confermato dal crescente credito che riscuote in Italia e dall'attrazione internazionale prorompente che va dimostrando. Per tutto questo un grazie per le innovazioni realizzate va indirizzato, in ordine di tempo, al compianto dottor Emilio Cappelli della Nuova Editrice Cappelli per la gestione della prima transizione, insieme al Gruppo Editoriale Milano (GEM), con rinnovamento della struttura della rivista nel 1988, e soprattutto al dottor Luigi Pozzi che dal 2005 ne è subentrato come Publisher con la Luigi Pozzi Editore, e la tipografia Stilgrafika di Castenaso (Bo). Un ringraziamento particolare va al Prof. Vincenzo Casolino, già Direttore della Biblioteca "Guglielmo Marconi" del CNR, che fin dal 1988 ha appoggiato in maniera convinta e sostanziale le fasi iniziali del nuovo corso della rivista, ed ha rappresentato un ruolo determinante nella nascita, sotto l'egida del CNR, della sua Edizione Digitale, con immediato riconoscimento internazionale (ISSN). Un grazie va alla dottoressa Valentina Miccichè, CEO della Società Ad Hoc Solution s.r.l., che ha brillantemente progettato fin dal 2010 con Chiara Mazzuca la struttura e la funzionalità dell'Edizione Digitale di Annali Italiani di Chirurgia, aggiornandola con puntualità alle accresciute esigenze di accessibilità e rinnovamento delle caratteristiche desiderate dei siti www.annitalchir.com e www.annaliitalianidichirurgia. it Ai posteri il compito di proseguire sulla strada tracciata e percorsa, e l'onere di completare auspicabilmente con onore e successo il prossimo Centenario. Prof. Nicola Picardi.
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The Bologna guideline outlines three small bowel obstruction (SBO) management pathways. It remains unclear how pathway selection influences post-operative infections. A multi-national, prospective, observational, audit of SBO management (November 1, 2023-May 31, 2024) captured demographics, care, and outcomes. Patients were grouped by pathway (successful non-operative management [NOM], NOM followed by surgery [NOM-T], direct to surgery [DTS]). Intergroup comparisons by chi-square or Fisher exact test, significance for p < 0.05. A total of 1,737 patients were assessed across 21 countries (850 NOM, 379 NOM-T, 508 DTS). Operative cohorts demonstrated similar age (NOM-T 65.2 ± 17.3 vs. DTS 65.5 ± 18.4 y; p = 0.834) and gender (NOM-T 53.6% vs. DTS, 52% female; p = 0.688). Comorbidities were more frequent in patients undergoing NOM-T (77.8%) versus DTS (69.7%; p < 0.001). DTS demonstrated more intestinal ischemia (NOM-T 22.8% vs. DTS 33%; p = 0.002). Time to OR was longer in NOM-T (43.8 ± 30.6 vs. DTS 12.4 ± 15.2 h; p < 0.001). Hospital length of stay (LOS) (NOM-T 12.4 ± 15.2 vs. DTS 7.7 ± 8.0 d; p < 0.001) and LOS (NOM-T 10.1 ± 10.4 vs. DTS 6.6 ± 9.1 d; p < 0.001) were longer in NOM-T. Superficial wound dehiscence (3.9%) and fascial dehiscence (2.6%) were uncommon. Overall surgical site infection (SSI) incidence was similar (NOM-T 8.7% vs. DTS 7.7%; p = 0.578). Deep SSI overall frequency was low (3.9%) but increased in NOM-T (5.5%) versus DTS (2.8%, p = 0.035). An NOM trial before operation for adhesive SBO seems to increase deep SSI risk and likely reflects time to OR as well as hospital and surgeon factors-elements that merit specific evaluation.
A major obstacle in oxycodone addiction treatment is relapse during abstinence. In rats, oxycodone seeking intensifies during abstinence, and orbitofrontal cortex (OFC) is critical for this incubation. Here we studied the role of submedius thalamus (Sub) and its reciprocal connections with OFC in this incubation in male rats. First, using the pharmacological inactivation approach, we examined the causal role of Sub in incubation of oxycodone craving. Next, combining fluorescence-conjugated cholera toxin subunit b (a retrograde tracer) with Fos (a neuronal activity marker), we assessed whether the activation of Sub and OFC connections was associated with incubated oxycodone seeking on abstinence day 15. Using an anatomical disconnection procedure, we then examined the causal role of interactions between Sub and OFC in incubated oxycodone seeking. We also tested the effect of unilateral Sub inactivation on incubated oxycodone seeking, and contralateral disconnection of Sub and OFC on non-incubated oxycodone seeking on abstinence day 1. We found that bilateral Sub inactivation decreased oxycodone seeking on abstinence day 15 but not on day 1, and incubated oxycodone seeking was associated with activation of both Sub→OFC and OFC→Sub projections. Further, both contralateral and ipsilateral disconnection of Sub and OFC decreased incubated oxycodone seeking. Unilateral Sub inactivation had no effect on the total responding during oxycodone seeking but impacted within-session responses. Lastly, contralateral disconnection of Sub and OFC had no effect on non-incubated oxycodone seeking. Together, these results demonstrated a novel role of Sub and its interactions with OFC in incubation of oxycodone craving.
BACKGROUND: Effective communication between clinicians is vital in orthopaedic practice, particularly in trauma and emergency care where optimal decision making is necessary. Although communication application use in orthopaedics is common within practice, there is little research to back up its ongoing use. This scoping review aims to synthesise the existing evidence on the use of clinician-to-clinician communication applications in orthopaedic practice, focusing on its prevalence, perceived utility, diagnostic reliability and associated challenges. MATERIALS AND METHODS: A scoping review was conducted in accordance with the PRISMA-ScR guidelines. This involved a literature search of MEDLINE, Embase, and the Cochrane Library from inception to September 2025. Studies involving clinician-to-clinician communication applications used within orthopaedic care were included. Data was extracted and synthesised using a methodological approach. RESULTS: Seven studies published between 2016 and 2023 were included. The evidence demonstrates widespread adoption of communication applications, particularly WhatsApp, for informal clinical communication, with consistent perceptions that these platforms improve communication efficiency and coordination of care. Four studies evaluating smartphone transmitted radiographic images reported good to excellent intraobserver diagnostic agreement when compared with Picture Archiving and Communication Systems (PACS). Significant limitations were also identified, including reduced image quality, physical usability constraints and inconsistent documentation resulting in substantial patient data governance and confidentiality concerns. CONCLUSION: Communication applications function as informal adjuncts to clinical communication in orthopaedic practice, driven by clinical necessity. While they support rapid consultation and decision making, their use remains limited by governance, data security, and integration challenges. Future efforts should focus on developing clinician centred communication systems that align usability with regulatory compliance, enabling safe and structured integration into orthopaedic care pathways.
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Deprivation of social interaction promotes social reward seeking in rodents, assessed primarily by the conditioned place preference procedure. Here, we used an operant social procedure in rats and examined the effect of the housing condition (pair-housing vs. single-housing) during or after social self-administration on social reward seeking. We first trained paired-housed or single-housed rats to gain access to an age- and sex-matched novel peer. On post-training day 1 (PTD1), we tested both groups for social seeking without the presence of the novel peer. Next, we divided each group into pair-housing or single-housing conditions and tested all four groups (pair-pair, pair-single, single-pair, and single-single) for social seeking on post-training day 12 (PTD12). Finally, we analyzed Fos expression in the striatum associated with social seeking on PTD12. Single-housed rats earned more social rewards during social self-administration than pair-housed rats. Social isolation during social self-administration also promoted social seeking on PTD1 and PTD12, regardless of their housing conditions after social self-administration training. Additionally, in pair-housed rats, social isolation during the post-training period led to a time-dependent increase of social seeking on PTD12 compared with PTD1. Finally, the Fos analyses revealed an increase of Fos expression in NAc shell of single-single rats after social seeking test on PTD12 compared with pair-pair rats. Our data suggest that social isolation promotes operant social self-administration and social seeking. In addition, neuronal activation of NAc shell is associated with social seeking after social isolation.
BACKGROUND: Understanding how SGLT2 inhibitors (SGLT2is) and GLP-1 receptor agonists (GLP-1RAs) are prescribed in relation to cardiorenal risk is crucial for assessing adherence to guidelines and optimize outcomes in type 2 diabetes (T2D). This study aimed to determine whether prescription patterns across different cardiorenal phenotypic subgroups reflect clinical risk or are affected by demographic factors. Explainable artificial intelligence (XAI) was used to identify the key factors influencing therapeutic decisions. METHODS: We analyzed 139,202 adults with T2D from the Italian AMD Annals registry (2023), stratified into four cardiorenal phenotypic subgroups based on ADA criteria: low risk, chronic kidney disease (CKD) without cardiovascular disease (CVD), atherosclerotic CVD without heart failure, and heart failure. Predictive models were developed using a Logic Learning Machine (XAI algorithm), with variable importance ranked by normalized relevance scores. Business intelligence tools and statistical analysis were used for validation. RESULTS: SGLT2i prescriptions were strongly associated with cardiorenal markers, including reduced eGFR (31–59 mL/min), intermediate HbA1c (5.5–8.1%), and lower BMI, with model accuracies ranging from 63.7% to 83.1%. Women were consistently less likely to receive SGLT2is across subgroups. GLP-1RA prescriptions were predominantly driven by higher BMI (> 30 kg/m²), younger age, and glycemic extremes (< 5.5% or > 8.1%), with lower model performance (31.6%–54.1%). Individuals with lower BMI were less frequently prescribed GLP-1RAs, even in the presence of renal or cardiovascular risk. CONCLUSIONS: While SGLT2i prescribing generally aligned with cardiorenal risk, sex-based disparities persist. GLP-1RA use was less consistently linked to clinical indications and more heavily influenced by BMI. These findings highlight missed opportunities to deliver proven cardiorenal protective therapies to high-risk individuals, emphasising the need for more equitable, phenotype-driven prescribing strategies in T2D.
Postoperative surgical site infections after abdominal surgery are a relevant problem for patients and healthcare systems. Alongside pneumonia and urinary tract infections, surgical site infections are among the most common nosocomial infections in these patients. While the patient-related risk factors are mostly difficult to influence in the short-term, there are some modifiable, surgery-related risk factors (e.g., duration of surgery, sterile technique, blood loss) as well as various perioperative preventive measures with different evidence levels (e.g., skin disinfection, intravenous perioperative antibiotic prophylaxis, use of wound edge protectors, prophylactic wound irrigation, change of instruments and gloves before wound closure, triclosan-coated suture material, negative pressure dressing). Depending on the severity and depth of the infection, the treatment includes opening of the wound, surgical revision with fascial debridement/negative pressure wound therapy or the drainage of intra-abdominal abscesses and appropriate intravenous antibiotics. A relaparotomy for exploration and lavage is indicated in cases of generalized peritonitis. Postoperative Wundinfektionen nach abdominellen Operationen stellen ein relevantes Problem für Patienten und Gesundheitssysteme dar. Neben Pneumonie und Harnwegsinfektion gehören postoperative Wundinfektionen bei diesen Patienten zu den häufigsten nosokomialen Infektionen. Während die patientenbezogenen Risikofaktoren meist nur schwer kurzfristig zu beeinflussen sind, gibt es modifizierbare operationsbezogene Risikofaktoren (z. B. Operationsdauer, sterile Technik, Blutverlust) sowie diverse perioperative Präventionsmaßnahmen mit unterschiedlicher Evidenz (z. B. Hautdesinfektion, intravenöse perioperative Antibiotikaprophylaxe, Verwendung von Bauchfolie, prophylaktische Wundspülung, Wechsel von Instrumentarium und Handschuhen vor Wundverschluss, Triclosan-beschichtetes Nahtmaterial, Unterdruckverband). Je nach Schweregrad und Tiefe der Infektion beinhaltet die Therapie eine Eröffnung der Wunde, operatives Fasziendébridement/VAC-Therapie („vacuum assisted closure-therapy“) oder die Drainage intraabdomineller Abszesse sowie eine intravenöse Antibiotikatherapie. Bei generalisierter Peritonitis ist eine Relaparotomie zur Exploration und Lavage indiziert.
Fondata nel 1922 quale prima rivista a carattere nazionale, la sua stessa denominazione di "annali" si rifaceva idealmente, con slancio nazionalistico in una particolare nostra epoca storica, al titolo "Annales" del più famoso storico latino dell'epoca imperiale romana, Publio Cornelio Tacito (56-120 d.C.) Nel 1987 il tradizionale modello di pubblicazione ha subito rilevanti cambiamenti ed innovazioni: avvicendamento nella direzione, composizione del Board, responsabilità editoriale, proprietà legale della rivista, adozione ufficiale della lingua Inglese e infine fondazione nel 2008 del sito web www.annitalchir.com (o anche www.annaliitalianidichirurgia. com) a costituire l'Edizione Digitale di Annali Italiani di Chirurgia, vero portale interattivo, ufficialmente accreditata dal CNR con ISSN 2239-253X, e destinato ad affiancare la storica edizione a stampa. Nella consapevolezza che la rete informatica stava occupando tutti i più importanti mezzi di informazione, il sito è stato reso accessibile in rete a chiunque, per consentire la lettura di tutti gli articoli pubblicati a partire dal 2000, individuabili per titolo, argomento e singolo Autore con un potente motore di ricerca. Una vera e propria biblioteca di consultazione. Nella consapevolezza che la rete informatica stava occupando tutti i più importanti mezzi di informazione, il sito è stato reso accessibile in rete a chiunque, per consentire la lettura di tutti gli articoli pubblicati a partire dal 2000, individuabili per titolo, argomento e singolo Autore con un potente motore di ricerca. Una vera e propria biblioteca di consultazione. La conseguenza di queste fondamentali innovazioni è stata l'acquisizione nel 2009 di un iniziale punteggio di Impact Factor, da lungo tempo perseguito, e la concessione dal National Center di Biotechnology Information (NCBI) di un "account" specifico per consentire l'inserimento immediato in PubMed delle citazioni bibliografiche degli articoli pubblicati, comprensivi di Abstract (Inglese) e Riassunto (Italiano). La concessione a rinnovo annuale ad Elsevier della gestione bibliometrica degli articoli pubblicati, garantisce la continuità della citazione anche in Scopus, pur con i tempi più dilazionati. propri di questa organizzazione. Per poter "alleggerire" - o meglio per non "appesantire" - i fascicoli bimestrali con la pubblicazione degli articoli riguardanti singoli casi clinici, si è deciso di destinarli alla pubblicazione soltanto nell'edizione digitale e non stamparli su carta. Da quella data quindi sono stati accettati gli articoli riferiti ai casi clinici di "cronaca chirurgica" di particolare interesse, ma per destinarli alla sola pubblicazione on-line con la procedura e-publish, anch'essa riconosciuta da Pub Med, restando di libera lettura in rete a tutti, e conservando la vividezza dei colori dell'iconografia. È stato così costituito un sempre più ricco Archivio casistico esclusivo di casi clinici particolari. Su richiesta degli Autori è stato possibile pubblicare anticipatamente e temporaneamente on-line nell'Edizione Digitale - con la procedura aheadofprint - anche articoli già pronti alla pubblicazione a stampa, ma in coda di attesa per essere inseriti nel sommario di uno dei sei fascicoli bimestrali. Tutte queste innovazioni hanno attirato l'attenzione prima da parte di chirurghi dell'area mediterranea e poi di quelli dell'Europa balcanica e orientale, ed anche dell'Asia, che hanno cominciato a chiedere di pubblicare sull'Edizione a stampa o anche on-line nell'Edizione Digitale di Ann.Ital.Chir, con la sorpresa di un progressivo iniziale equilibrio numerico tra articoli di chirurghi Italiani e Chirurghi di altri paesi. Alla fine del 2019 però il numero degli articoli richiedenti la pubblicazione sulla nostra rivista da parte di Autori stranieri ha superato addirittura quello dei chirurghi Italiani. Anche senza voler coltivare sentimenti nazionalistici, convinti come siamo che La science n'a pas de patrie, è motivo di legittima soddisfazione constatare l'attenzione verso questa rivista da parte di numerosi chirurghi stranieri, e la sua entrata stabilmente tra le riviste di interesse internazionale. Dal confronto con articoli provenienti da Autori stranieri, che spesso presentano articoli originali con casistiche numerosissime, anche se per lo più retrospettive, oltre che di esempi di interessanti ricerche sperimentali, non si può però trascurare una critica alla politica nazionale della nostra organizzazione sanitaria. Ciò che manca in generale oggi alle pubblicazioni scientifiche Italiane sono soprattutto la numerosità delle casistiche, dovuta innegabilmente alla riduzione dei posti letto soprattutto nei reparti delle istituzioni universitarie, che riduce la possibilità di realizzare studi prospettici mirati con adeguato peso statistico. Una possibile soluzione di questo problema sarebbe quella di suggerire ai chirurghi Italiani interessati alla diffusione della loro esperienza e cultura una collaborazione su studi multicentrici su specifiche problematiche, superando un individualismo che finisce per danneggiare l'autorevolezza dei risultati. Questo auspicio potrebbe diventare realtà se, mettendo a bando sterili personalismi, diverse sedi ed istituzioni chirurgiche tra loro affini concordassero e concentrassero studi ed esperienze su temi comuni, in una collaborazione scientifica programmata.
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The main question to ask himself when preparing to write an article is "why publish a scientific paper?" First of all to publish an own article qualifies his author - or authors - as "scientist". Because the surgery is a mixture of art and knowledge, which coexist and interreact mutually increasing each other, scientific publications are the world where ideas are shared. Secondly, to an academic career is essential to be Author of scientific publications; but also for those who follow an hospital career or simply exercise the surgical profession in other contexts it represents the opportunity to communicate their experience and give a personal contribution to the knowledge of the art. The commitment of the academic world in particular must also stimulate new generations to pursue not only technical skills but at the same time updating their knowledge, and its members must also take on the role of researchers. The dissemination of ideas in the scientific community is a milestone for progress, because if they are not shared their concrete value is fleeting, and professional surgical activity value is itself transient and ephemeral, while the written documentation very often goes beyond the time, but certainly beyond space, stably transmitting ideas: "scripta manent". To write a "paper" - as a scientific publication is conventionally and internationally named - requires compliance with specific rules, which make it suitable to diffusion and well used by the readers. These appropriate rules are stated in the similar although variable "Guidelines for the Authors" set by the editors of most scientific journals - as also of Annali Italiani di Chirurgia - on the common purpose of making clear, comprehensive and concise the exposure of the study that is the motivation of the publication. The printed papers - as well the more recent on-line publications in digital format - use a very different language from that spoken in conferences and in verbal communications. Exemplary is the form of presentation used in the best "papers" of British tradition, where every effort is aimed at the clarity and brevity, for definite, consequential and well understood conclusions. Beyond any residual national pride, in the scientific world that has been globalized well earlier than other sectors of civil life, it is not a surrendering to a foreign tradition to conform oneself to the British model when writing a paper - and not simply adopting the English language - with the certainty to better achieve the brevity, clarity and concreteness of an exhaustive communication. "Be brief and you'll be good" - this is a suggestion always of great value to overcome the congestion and convulsions of our times. Furthermore in following the rules suggested by the "Guidelines for Authors" in writing a paper gives the Author the adjunctive advantage of a preventive and autonomous checking the validity and interest of the article as for premises, objectivity and reality of conclusions, and therefore vehicle of at least of one clear element of knowledge and progress, although possibly and despite of a "niche" argument. A paper is much more effective as more focused on a well-defined theme and as such more easily understood and its conclusions more easily assimilated. Therefore in the formal preparation of a paper, the critical sense must develop itself and grow, added to the vocation of following and attain the curiosity of knowledge typical of surgery, but following the typical procedure of the medical profession in the approaching march to the diagnosis, and then to the identification of the correct therapeutic indications which must take into account individual patient characteristics. As the very technical skill in performing the therapy chosen and agreed with the patient, completion of the professional duties, must not leave aside a constant exercise of criticism and self-criticism at every stage of the profession, similarly this same critical sense is also necessary in the preparation of a scientific paper to transmit a concrete, valid and original scientific contribution. It is useful to keep in mind that, as any student knows and does perhaps unconsciously, those who read an article do not follow the order in which it is printed, but having considered the catchy title go directly to review the conclusions. If still interested, they go on to the Abstract or to Summary, and only at this point if intrigued they read the Introduction, and then the material and method of study with their results, and finally the discussion, and to the end they read anew the Conclusions. However, in the formal drafting of a paper one has to remember this very likely sequence in reading an article and adapt accordingly: first put into focus the conclusions, which in fact are the reason of the publication. Therefore this must lead us to give up writing an article such as a report or a conference, and to conform attentively to the Anglo-Saxon model of presentation of a paper. A last point concerns the language of the presentation of a paper. Using own native language, in our case Italian, it is easy to the precise in language and is facilitated the communication of concepts, but that restricts the communication to own linguistics environment, whereas all scientific knowledge and the surgical one in particular, in accordance as stated by the motto of the International Society of Surgery "La Science n'a pas de Patrie", needs no linguistic boundaries. We should not feel therefore humiliated and colonized in adopting the English language in publishing our papers, because it has become the language of science globally adopted, indeed we must consider positively this choice for formal and substantial reasons. Formally the use of English forces ourselves to conform to a language traditionally pragmatic, schematic and synthetic typical of the Anglo-Saxon world, so renouncing to the usual subordinate phrases of Italian language, that may result contrary to its ingenuous purpose, making instead less clear and more foggy the concepts. This achieves in the meantime the advantage of a better and more schematic final clarity. We must take in mind from the very beginning the final concept you want to express with every sentence, and take it in the highest account. From a substantial point of view the adoption of English opens at the best the entire scientific world to all cultural contributions, no longer limited to the national linguistic areas, that now, in the globalized world of knowledge remains provincial even though vector of undisputed professional value and experience of Italian surgery. Any possible inadequacies of the used English language - that should be carefully avoided in terms of syntactic and orthographic rules, with the eventual help of a native language fellow - can anyways be accepted within certain limits as the price of a globalization of the diffusing knowledge, become even more evident by the introduction of digital editions. A special case is given by the publication of experiences derived from individual case reports. Clearly it is evident the impulse to disclose one's own individual experience, or because of its rare occurrence, or on the enthusiastic wave of a diagnosis successfully completed or because of the own satisfaction in choosing and performing an effective treatment successfully achieved thank to a surgical technique exceptional or of particularly difficulty. One can, however, make the mistake of aiming to publish "a case report" simply to show off one's skills and personal professional value. It is a short-sighted goal that gives the author an ephemeral satisfaction, but it will almost inevitably penalizated in the judgment of colleagues who read it. For psychological reasons it is difficult for someone to cheer the professional success of a not related fellow, and therefore it is advisable to refrain from this type of publication, which is a waste of time not very profitable, both to the one's reputation and for the likely rejection by the most accredited scientific journals. The publication of a case report must follow the same rules set for a "genuine article", with the difference that in the introduction has to be immediately highlighted the particularity of the experience, possibly framing it in common knowledge. The presentation of the clinical and strategic aspects is the result of a careful reflection on the surgical experience lived, because its exposure has to be very different from an extemporaneous oral presentation, which is by nature open to a free immediate confrontation in oral discussions that follow. L’interrogativo principale da porsi nell’accingersi a scrivere un articolo è “perché pubblicare un articolo scientifico ?” Innanzitutto pubblicare un proprio articolo qualifica di fatto l’Autore – o gli Autori – come “scienziato”, e poiché la chirurgia è una commistione di arte e di conoscenze, che convivono ed inter-reagiscono accrescendosi reciprocamente, le pubblicazioni scientifiche sono il mondo ove si condividono le idee. In secondo luogo per la carriera accademica è essenziale fare pubblicazioni scientifiche; ma anche per chi segue la carriera ospedaliera o comunque esercita semplicemente la professione di chirurgo in altri ambiti ciò rappresenta l’occasione di comunicare la propria esperienza e dare un contributo personale alle conoscenze dell’arte. L’impegno del mondo accademico in particolare deve essere anche quello di stimolo alle nuove generazioni di perseguire non solo l’abilità tecnica ma contemporaneamente l’aggiornamento delle proprie conoscenze, ed i suoi esponenti devono assumere anche il ruolo di ricercatori. Poiché la diffusione delle idee nella comunità scientifica rappresenta una tappa fondamentale per il progresso, perché se non condivise sono prive di valore concreto e l’attività chirurgica professionale è per sé effimera, mentre la documentazione scritta travalica molto spesso il tempo, ma senz’altro lo spazio trasmettendo stabilmente le idee: “scripta manent”. Scrivere un “lavoro” – come è convenzionalmente indicata in italiano una pubblicazione scientifica, corrispondente al “paper” del linguaggio scientifico internazionale – richiede l’osservanza di regole precise, che lo rendono valido alla pubblicazione ed utilizzabile al meglio da parte di chi lo legge. Queste regole vengono stabilite nelle “Norme per gli Autori” fissate dalle redazioni delle diverse riviste scientifiche – e dunque anche da Annali Italiani di Chirurgia – accomunate anche se variabili dallo scopo di rendere chiara, esauriente e tendenzialmente sintetica la esposizione dello studio che è alla base della pubblicazione. La “carta stampata” – come gli stessi testi dei “lavori” presentati più recentemente in formato digitale – usano un linguaggio ben diverso dalla lingua parlata nelle conferenze e nelle comunicazioni verbali. Esemplare è la forma di presentazione utilizzata nei migliori “paper” di tradizione britannica, nei quali ogni sforzo è finalizzato alla chiarezza ed alla brevità, per definire conclusioni consequenziali e ben comprensibili. Al di là di ogni residuo di orgoglio nazionale, nel mondo scientifico che si è globalizzato ben prima di altri settori della vita civile, non è arrendersi ad una tradizione straniera il volersi uniformare al modello britannico nello scrivere un “lavoro” – e non solo adottando l’Inglese – certi di poter meglio raggiungere la brevità, la chiarezza e la concretezza di una comunicazione esauriente. “Siate brevi e sarete bravi” è un’esortazione sempre di grande valore nella congestione dei nostri tempi. Seguire le regole suggerito dalle “Norme per gli Autori” nel corso della stesura stessa di un “lavoro” presenta l’indubbio vantaggio di potersi rendere autonomamente consapevoli se si tratta di un articolo che per la motivazione della premessa e per la obiettività e concretezza delle conclusioni, sia effettivamente valido per la divulgazione perché veicolo di almeno un elemento chiaro di conoscenza e di progresso, anche se eventualmente “di nicchia”. Un “lavoro” è tanto più incisivo quanto più concentrato su un tema ben circoscritto e come tale più facilmente comprensibile e le sue conclusioni più facilmente assimilabili. Pertanto nella preparazione formale di un articolo, deve svilupparsi ed accrescersi il senso critico, associato alla vocazione di perseguire la curiosità di conoscenze tipiche di chi esercita la chirurgia, ma seguendo le stesse procedure impiegate nella professione medica nella marcia di avvicinamento alla diagnosi, e poi nella individuazione delle corrette indicazioni terapeutiche che devono tener conto delle caratteristiche del singolo paziente. Come lo stesso impiego di capacità tecniche nell’esecuzione del trattamento chirurgico prescelto in accordo con il paziente senza mai mettere da parte un costante esercizio di senso critico ed autocritico in ogni fase della attività professionale, lo stesso senso critico va necessariamente esercitato nella preparazione di un articolo scientifico per trasmettere un contributo scientifico concreto, valido e originale. È utile tenere presente che, come ogni studioso sa e fa anche inconsciamente, chi vuole leggere un articolo non segue l’ordine con cui esso è stampato, ma dopo aver ritenuto accattivante il Titolo passa direttamente a leggere le Conclusioni. Se ulteriormente interessato passa al Riassunto o all’Abstract, ed incuriosito legge poi l’Introduzione, e soltanto dopo il Materiale e metodo di studio con relativi Risultati, ed infine la loro Discussione, per poi rileggere le Conclusioni. Orbene nella stesura formale di un “lavoro” bisogna ricordare questa successione con cui esso verrà molto verosimilmente letto ed adeguarvisi di conseguenza: mettere innanzitutto a fuoco le conclusioni, che di fatto rappresentano il motivo della pubblicazione. Pertanto ciò deve indurre a rinunciare a scrivere un articolo come una relazione o una conferenza, e ad uniformarsi attentamente al modello anglo-sassone di presentazione di un paper. Una ultima annotazione riguarda la lingua di presentazione di un “lavoro”. Utilizzare la propria lingua materna, nel caso specifico l’Italiano, rende facile la precisione del linguaggio e agevole la comunicazione dei concetti, ma restringe questa comunicazione al proprio ambito linguistico, laddove le conoscenze scientifiche in genere e chirurgiche in particolare, in accordo con il motto della Società Internazionale di Chirurgia – “la Science n’a pas de Patrie”, necessitano l’abbattimento dei confini linguistici. Non bisogna dunque sentirsi umiliati e colonizzati nell’adottare l’uso della lingua Inglese, che è ormai diventata la lingua di divulgazione scientifica globalmente adottata, anzi bisogna considerare positivamente questa scelta per ragioni formali e sostanziali. Dal punto di vista formale utilizzare l’Inglese costringe ad uniformarsi al linguaggio tradizionalmente pragmatico, schematico e sintetico tipico del mondo anglo-sassone, rinunciando alle frasi subordinate tipiche dell’Italiano, che al contrario di quanto si propongono possono rendere meno chiaro e più nebbioso il proprio pensiero. Si ottiene così il vantaggio di una migliore e più schematica chiarezza finale. Bisogna proporsi fin dall’inizio il concetto finale che si vuole esprimere con ogni frase e privilegiarlo in maniera netta. Dal punto di vista sostanziale l’adozione dell’Inglese apre al meglio l’intero mondo scientifico a tutti i contributi culturali, non più limitati all’ambito linguistico nazionale, che ormai nel mondo scientifico globalizzato non può che considerarsi di tipo provinciale ancorchè vettore di indiscusso valore professionale e di esperienze della chirurgia italiana. Eventuali inadeguatezze formali della lingua Inglese utilizzata – che andrebbero attentamente evitate dal punto di vista sintattico ed ortografico con l’eventuale aiuto di un Collega di lingua madre – entro certi limiti devono essere comunque accettate come prezzo di una globalizzazione delle diffusione delle conoscenze resa ancora più evidente dalla adozione delle edizioni digitali. Un caso particolare è dato dalla pubblicazione di esperienze derivate da singoli casi clinici. È evidente l’impulso a voler divulgare una propria singola esperienza o per la sua rara evenienza o sulla base dell’entusiasmo di una diagnosi felicemente perfezionata o per la soddisfazione dell’adozione di un trattamento efficace sia dal punto di vista strategico che per aver adottato e realizzato con successo una tecnica chirurgica eccezionale o particolarmente difficoltosa. Si può però commettere l’errore di voler pubblicare “un caso clinico” semplicemente per dimostrare la propria bravura ed il proprio valore. Si tratta di uno scopo miope che dà all’Autore una soddisfazione effimera ma lo penalizza quasi inevitabilmente nel giudizio dei colleghi che lo leggono perché per motivi psicologici è difficile che qualcuno di rallegri del successo professionale di un collega estraneo, e dunque è consigliabile astenersi da questo tipo di pubblicazione, che rappresenta una perdita di tempo poco redditizia, sia nei confronti della propria reputazione sia per il probabile rigetto da parte delle riviste scientifiche più accreditate. La pubblicazione di un caso clinico deve seguire le stesse regole dettate per un “articolo originale”, con la differenza che nell’introduzione viene immediatamente evidenziata la peculiarità dell’esperienza, eventualmente inquadrandola nelle comuni conoscenze. La presentazione degli aspetti clinici e strategici è il risultato di una accurata riflessione sulla esperienza chirurgica vissuta, perché la sua esposizione deve essere ben diversa da una presentazione orale estemporanea, che è per sua natura aperta ad un libero confronto immediato nelle discussioni orali che seguono.
This special issue of the journal “Annali di Igiene: Medicina Preventiva e di Comunità” is dedicated to the memory of Professor Giuseppina Scassellati Sforzolini (Mogadishu 1929 – Perugia 2014), Emeritus Professor of Public Health at the University of Perugia